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	<title>Blog: Parliamo di Branding - Idee di Marca Agenzia di Comunicazione</title>
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	<description>La tua agenzia di comunicazione online e offline nelle Marche</description>
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	<title>Blog: Parliamo di Branding - Idee di Marca Agenzia di Comunicazione</title>
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		<title>Ferrari lancia il primo modello full electric: proviamo a fare “Luce” sulla faccenda</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/ferrari-lancia-il-primo-modello-full-electric-proviamo-a-fare-luce-sulla-faccenda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un vecchio adagio recita “non si può fermare il vento con le mani”. Spesso si usa per dire che il futuro è ineluttabile e l’elettrico, al netto di tutte le contraddizioni del caso, ad oggi sembra essere il nuovo presente e il futuro (prossimo) del mercato automobilistico. Molti di noi guidano già un auto elettrica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/ferrari-lancia-il-primo-modello-full-electric-proviamo-a-fare-luce-sulla-faccenda/">Ferrari lancia il primo modello full electric: proviamo a fare “Luce” sulla faccenda</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un vecchio adagio recita <em>“non si può fermare il vento con le mani”</em>.<br />
Spesso si usa per dire che il futuro è ineluttabile e l’elettrico, al netto di tutte le contraddizioni del caso, ad oggi sembra essere il nuovo presente e il futuro (prossimo) del mercato automobilistico.<br />
Molti di noi guidano già un <strong>auto elettrica</strong> e l’alternativa idrogeno sembra ancora un miraggio raccontato poco e male con una narrazione scomposta e confusionaria&#8230;</p>
<p>Per questo, tutti i <strong>brand dell&#8217;automotive</strong> stanno convertendo le proprie gamme con motorizzazioni <strong>ibride</strong> e <strong>full electric</strong>&#8230;</p>
<p>Che succede però quando il marchio automobilistico non produce “auto”, ma veri capolavori di ingegneria, nati per scivolare veloci proprio in quel vento che le mani (di cui sopra) non possono fermare?</p>
<p>Che succede quando ci si trova al cospetto di un&#8217;opera d’arte su ruote, che quando fa le fusa a riposo, ti fa desiderare solo di premere l’acceleratore per sentirla ringhiare più forte?</p>
<p>Che succede se al solo guardarla spenta in garage si pregusta l’emozione della forza dirompente che ti schiaccia sul sedile mentre il contagiri ruota all’impazzata?</p>
<p><em>Che differenza c’è tra un prodotto e un’icona?</em></p>
<h2>Insomma, che differenza c’è tra un automobile&#8230; e una Ferrari?</h2>
<p>Se parliamo in termini di brand ogni “opera” prodotta dalla <strong>casa di Maranello</strong> è puro <strong>desiderio</strong> e, visti i listini da capogiro, ha un target d’acquisto molto specifico&#8230;</p>
<p>Ma quando un brand diventa iconico, il concetto di target viene (per così dire) “diluito” con quello di “pubblico”.</p>
<p><strong>Ferrari è uno dei 5 brand più riconoscibili di sempre dell’intero pianeta</strong>:<br />
anche chi non può comprare una Ferrari&#8230; empatizza con la casa automobilistica, creando legame col brand anche solo comprando un cappellino con l’<strong>indomabile cavallino rampante</strong> per affermare la propria appartenenza&#8230; il sostegno e l’orgoglio di essere parte di una famiglia che non si limita a quelli che possono permettersi di guidarne una&#8230;</p>
<p>Per questo un’azienda di questa caratura non può limitarsi a raccontare se stessa solo al pubblico d’acquisto.</p>
<p>Capite il peso di una responsabilità del genere?</p>
<p>Bene, <strong>Ferrari</strong> ha appena presentato la sua prima auto elettrica: <strong>Luce</strong></p>
<p>In queste righe racconteremo i fatti e faremo delle analisi che vanno oltre la polarizzazione mediatica che si è scatenata.</p>
<h3>Partiamo da una breve Cronistoria</h3>
<p>Come dicevamo, il 25 Maggio, Ferrari presenta &#8220;<strong>Luce</strong>&#8221; alla Vela di Calatrava a Roma, la sua <strong>prima vettura 100% elettrica</strong>, una berlina/crossover a 5 posti con un prezzo di listino che parte da <strong>550.000 euro</strong>.</p>
<p>È il progetto simbolo dell&#8217;ingresso del Cavallino nell&#8217;era elettrica.</p>
<p>La reazione è immediatamente divisiva. Le critiche si concentrano soprattutto sul design considerato troppo distante dal DNA Ferrari, sull’abbandono del V12 e del &#8220;sound&#8221; storico e sulla scelta di passare all’elettrico&#8230;<br />
Ma oggi, come è noto, le reazioni vanno oltre le semplici opinioni&#8230;<br />
Gli algoritmi delle piattaforme social non conoscono riposo e spingono i contenuti pieni di commenti che ne generano altri in un loop senza fine&#8230;<br />
Se poi l&#8217;ex presidente <strong>Luca Cordero di Montezemolo</strong> interviene sostenendo che la <strong>Luce</strong> rischia di <em>&#8220;distruggere un mito&#8221;</em> augurandosi che <em>“almeno tolgano il cavallino”</em> dall’auto, la polemica non può che esplodere&#8230;</p>
<p>Il brand accusa il colpo e, se qualcuno avesse mai dubitato dell’importanza di difendere il proprio marchio, il giorno successivo alla presentazione, <strong>il titolo Ferrari arriva a perdere oltre il 7% in Borsa</strong>, bruciando tra i 3 e i 5 miliardi di capitalizzazione (anche se parte del calo verrà recuperata nei giorni successivi).<br />
Resta comunque un alone sulla carrozzeria rosso scintillante della casa automobilistica… che crediamo impiegherà del tempo a sparire.</p>
<h4>Più che un’opinione&#8230; un&#8217;analisi&#8230;</h4>
<p>Sarebbe piuttosto superficiale da parte di chi scrive limitarsi a dare una opinione “di pancia” mossa magari dal gusto personale, senza valutare le logiche dietro il complesso processo di un lancio di questa portata da parte del marchio automobilistico più famoso dell’intero pianeta.<br />
Non siamo di certo qui per questo&#8230;</p>
<p>Proveremo al contrario a scomporre sinteticamente l’operazione <strong>ragionando in termini commerciali e di marketing</strong>.</p>
<p><em><strong>Partiamo&#8230;</strong></em></p>
<h3>Dal punto di vista commerciale</h3>
<p>A nostro parere la scelta di creare una Ferrari 100% elettrica era una scelta obbligata.<br />
Anche perché il motore della <strong>Luce</strong> offre delle prestazioni da far invidia a quello delle sorelle con motore endotermico.</p>
<p>Qualche dato&#8230;</p>
<ul>
<li><strong>4 motori elettrici sincroni a magneti permanenti</strong>, uno per ogni ruota… un&#8217;innovazione senza precedenti…</li>
<li><strong>Potenza complessiva: 1.050 CV (772 kW).</strong></li>
<li><strong>Coppia</strong>: <strong>990 Nm</strong> (oltre <strong>11.000 Nm alle ruote</strong> grazie alla trasmissione).</li>
<li><strong>Trazione integrale intelligente</strong> con gestione indipendente di ogni ruota.</li>
<li><strong>0-100 km/h in 2,5 secondi… Wow…</strong></li>
<li><strong>0-200 km/h in 6,8 secondi… doppio Wow</strong></li>
<li><strong>Velocità massima: oltre 310 km/h.</strong></li>
<li><strong>Batteria da 122 kWh.</strong></li>
<li><strong>Architettura elettrica da 800/880 Volt</strong>, che consente ricariche ultrarapide fino a <strong>350 kW</strong>.</li>
<li><strong>Autonomia: circa 530 km.</strong></li>
</ul>
<p>Come si può capire, per quanto elettrico, il motore non tradisce il marchio Ferrari, anzi è paragonabile alle stradali più performanti del marchio.</p>
<p>Tra l’altro la casa di Maranello ha lavorato anche sul <em>suono</em> della <strong>Luce</strong>.</p>
<p>Non ha semplicemente aggiunto un rumore artificiale: gli ingegneri hanno sviluppato un&#8217;esperienza sonora per trasmettere coinvolgimento e carattere, pur rispettando la natura elettrica dell&#8217;auto. L&#8217;obiettivo dichiarato era <strong>conservare una parte dell&#8217;identità emozionale del marchio</strong> senza imitare in modo becero il rombo di un V12.</p>
<p>Poi ci sono tante innovazioni epocali come le <strong>sospensioni attive senza barre antirollio</strong>, le <strong>quattro ruote sterzanti</strong> per un controllo come mai fino ad ora, <strong>il sistema eTrac</strong> (grazie al quale l&#8217;elettronica impara da chi si mette al volante personalizzando l’esperienza).<br />
Senza considerare le tante dediche al passato, come il ritorno dei <strong>pulsanti fisici</strong> e manopole nell’abitacolo, il <strong>selettore del cambio in vetro</strong>, omaggio ai vecchi cambi Ferrari con griglia metallica, reinterpretato in chiave moderna.</p>
<p>Infine&#8230; niente più tasto start&#8230; si torna alla <strong>chiave di accensione</strong>&#8230; un capolavoro di Design.</p>
<p>Insomma la macchina in se è “una bomba”&#8230; e anche solo per la sua unicità e per il fatto che è stata la Ferrari più chiacchierata della storia… i clienti storici (e non solo loro) la stanno comprando&#8230;</p>
<p>Quindi? tutto ok? &#8230;o forse no?</p>
<h3>Dal punto di vista del marketing</h3>
<p>Se il punto critico della Ferrari <strong>Luce</strong> non sembra risiedere nella tecnologia, né tantomeno nell’eventuale contributo di Jony Ive che ha lavorato con la sua identità solo all’esperienza utente e agli interni, (per quanto vista dall&#8217;alto la <strong>Luce</strong> somigli in maniera imbarazzante a un iPhone con le ruote),</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15747 size-full" src="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/06/Ferrari-Luce-vista-dallalto.jpeg" alt="Ferrari Luce vista dall'alto" width="728" height="485" srcset="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/06/Ferrari-Luce-vista-dallalto.jpeg 728w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/06/Ferrari-Luce-vista-dallalto-300x200.jpeg 300w" sizes="(max-width: 728px) 100vw, 728px" /></p>
<p>la responsabilità del linguaggio esterno è “imputabile” al Centro Stile Ferrari.</p>
<p>&#8230;ed è qui che si apre la vera frattura.</p>
<p>Il problema non è l’innovazione in sé, ma la <strong>perdita di riconoscibilità iconica</strong>.</p>
<p>Come sottolineato al principio di questo articolo, Ferrari non è semplicemente un costruttore di automobili ma un sistema di segni visivi immediatamente identificabili, fatto di proporzioni, tensioni aerodinamiche e posture aggressive che delineano una continuità storica&#8230; un elemento consolidato dal valore inestimabile.</p>
<p>Le opere di Maranello sono interpreti di un impatto visivo unico che permette di <strong>distinguere una Ferrari</strong> da qualsiasi altra auto a colpo d’occhio, anche <strong>senza leggerne il logo</strong>.</p>
<p><em>Non confonderesti mai una Ferrari con una Lamborghini, no?</em><br />
Nel caso della <strong>Luce</strong>, molti osservatori hanno sottolineato come questa grammatica formale sembri essersi indebolita fino quasi a dissolversi. Il risultato è un “oggetto” che, a prescindere da prestazioni e tecnica, <strong>non comunica più in modo inequivocabile la propria appartenenza al marchio</strong>.</p>
<p>Forse, provocando, potremmo dire che non è “immediatamente” una Ferrari.</p>
<h3>Un’azienda condannata ad essere Ferrari per sempre</h3>
<p>La riconoscibilità è un valore preziosissimo, e il comparto Marketing di un’azienda come questa deve lavorare con tale consapevolezza, soprattutto visti i precedenti noti che hanno coinvolto case automobilistiche accusate di tradire gli stakeholders alla ricerca di nuovi mercati… come Jaguar (leggi l’articolo: <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/rebranding-jaguar/" target="_blank" rel="noopener">https://www.ideedimarca.it/branding/rebranding-jaguar/</a>).</p>
<p>A questo circo mediatico si è aggiunta la notizia di un paio di giorni fa che lo storico capo del comparto Marketing Ferrari Enrico Galliera ha chiuso la sua collaborazione con l’azienda&#8230;<br />
Qualcuno dice che era previsto per scadenza contratto&#8230; qualcuno dice che è la risposta dell’azienda alla reazione del mercato a <strong>Luce</strong>&#8230;</p>
<p>Chissà se lo sapremo mai&#8230;<br />
Ma, a prescindere da questo, è nostra opinione che il Marketing non abbia preso bene le misure sottovalutando il fatto che in certi casi <strong>il branding ha più peso delle caratteristiche di prodotto</strong>.</p>
<p>Se volessimo banalizzare&#8230; una casa automobilistica come Citroën potrebbe permettersi di reinventare radicalmente il proprio linguaggio formale senza perdere identità,<br />
Ferrari probabilmente, no.</p>
<p>Ecco perché la <strong>Ferrari Luce</strong> divide:<br />
non perché rompe il patto narrativo adottando un motore elettrico (anzi quattro), ma perché ha osato mettere in discussione un corollario vecchio di 80 anni circa:</p>
<p>Una Ferrari non deve essere una bella macchina che corre veloce..</p>
<p>una Ferrari deve essere immediatamente e inequivocabilmente&#8230;</p>
<p><strong>Una Ferrari</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/ferrari-lancia-il-primo-modello-full-electric-proviamo-a-fare-luce-sulla-faccenda/">Ferrari lancia il primo modello full electric: proviamo a fare “Luce” sulla faccenda</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Brand Refresh: una messa a fuoco necessaria</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/brand-refresh-importanza-di-rinfrescare-il-brand/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:57:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siete affezionati al logo della vostra azienda, vero? Qualcuno di voi probabilmente risponderà: “Certo, è lo stesso da 30 anni”. Ed è proprio lì, che a volte, inizia la riflessione. Perché se un logo attraversa oltre trent’anni di mercato senza mai evolversi, forse non è più perfettamente allineato al modo in cui oggi le persone [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/brand-refresh-importanza-di-rinfrescare-il-brand/">Brand Refresh: una messa a fuoco necessaria</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siete <strong>affezionati</strong> al <strong>logo</strong> della vostra <strong>azienda</strong>, vero?<br />
Qualcuno di voi probabilmente risponderà:<br />
“<em>Certo, è lo stesso da 30 anni</em>”.</p>
<p>Ed è proprio lì, che a volte, inizia la <em>riflessione</em>.</p>
<p>Perché se un logo attraversa oltre trent’anni di mercato senza <strong>mai evolversi</strong>, forse <strong>non è più perfettamente allineato</strong> al modo in cui <strong>oggi</strong> le <strong>persone</strong> <strong>guardano</strong>, <strong>percepiscono</strong> e <strong>riconoscono</strong> un brand.</p>
<p>Non serve snaturarlo, un’identità può restare storica senza apparire ferma nel tempo.</p>
<p>Ogni volta che apro un file vettoriale di un logo disegnato tanti anni fa ( a volte anche di marchi progettati da me stessa ) provo la sensazione di guardare una vecchia fotografia.<br />
C’è una storia, c’è un’anima, ma spesso anche un <em>“rumore visivo”</em> che nel tempo perde la sua funzione.</p>
<p>Molti vedono il proprio logo come qualcosa di intoccabile.<br />
Per alcuni perché accompagna insegne, mezzi, uffici e quotidianità da decenni.<br />
Per altri perché, semplicemente, ne sono sinceramente affezionati.</p>
<p>Ma per me un logo deve continuare a respirare e quando <strong>smette di evolversi</strong>, lentamente <strong>smette anche di comunicare</strong>.</p>
<p>Prendiamo il caso limite: il primo logo della <strong>Apple</strong> del 1976.<br />
Non era un logo, era una vera e propria incisione. Dal punto di vista tecnico, era un incubo: troppi dettagli, linee sottili che sparivano in riduzione, un contrasto nullo, riproducibilità limitata.<br />
Il passaggio all’iconica (non a caso) mela morsicata non è stato solo un vezzo estetico, è stata una <strong>necessità di sintesi</strong> dal punto di vista della riconoscibilità e della riproducibilità.</p>
<p><em>Voi ve lo immaginate un MacBook così?</em></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-15719 size-full" src="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/esempio-primo-logo-Apple-su-Macbook.jpeg" alt="esempio primo logo Apple su Macbook" width="1536" height="1024" srcset="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/esempio-primo-logo-Apple-su-Macbook.jpeg 1536w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/esempio-primo-logo-Apple-su-Macbook-300x200.jpeg 300w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/esempio-primo-logo-Apple-su-Macbook-1024x683.jpeg 1024w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/esempio-primo-logo-Apple-su-Macbook-768x512.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Ma, come dicevo, parliamo di un caso limite&#8230; la mela nel tempo si è evoluta con ritocchi delicati ma continui che l’ha portata a quello che è oggi senza quasi che noi ce ne accorgessimo. Non mi credete?</p>
<p>Se vi dicessi che in <strong>50 anni</strong> è cambiato <strong>8 volte</strong>?</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-15720 size-full" src="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Apple-nel-tempo.jpeg" alt="evoluzione del logo Apple nel tempo" width="1399" height="653" srcset="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Apple-nel-tempo.jpeg 1399w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Apple-nel-tempo-300x140.jpeg 300w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Apple-nel-tempo-1024x478.jpeg 1024w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Apple-nel-tempo-768x358.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1399px) 100vw, 1399px" /></p>
<p>Ecco cosa guardo quando decido, insieme alla proprietà, di <strong>&#8220;rinfrescare&#8221; un&#8217;identità di Brand</strong>.</p>
<h2>La pulizia delle linee (Less is more, davvero)</h2>
<p>Col passare del tempo, soprattutto quando un brand diventa forte, la geometria vince sulla descrizione.<br />
Ridurre lo spessore di una linea o eliminare un dettaglio superfluo serve a rendere il marchio essenziale e quindi memorabile&#8230; oltre che leggibile anche su uno schermo di uno smartphone da pochi pollici.</p>
<p>Guardate l’evoluzione di <strong>Starbucks</strong>.<br />
Siamo passati da una sirena densa di tratti, ombreggiature e un font circolare che &#8220;soffocava&#8221; l&#8217;immagine, a un segno grafico puro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15724 size-full" src="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Starbucks-dal-1971-ad-oggi.jpg" alt="evoluzione del logo Starbucks dal 1971 ad oggi" width="1408" height="732" srcset="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Starbucks-dal-1971-ad-oggi.jpg 1408w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Starbucks-dal-1971-ad-oggi-300x156.jpg 300w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Starbucks-dal-1971-ad-oggi-1024x532.jpg 1024w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2026/05/evoluzione-del-logo-Starbucks-dal-1971-ad-oggi-768x399.jpg 768w" sizes="(max-width: 1408px) 100vw, 1408px" /></p>
<h2>La psicologia del colore e la saturazione</h2>
<p>Il colore non è mai &#8220;solo un colore&#8221;. <strong>Coca-Cola</strong> è il maestro in questo.<br />
Il loro rosso non è mai cambiato radicalmente, ma è stato costantemente &#8220;tarato&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;avvento dei display OLED e Retina, i colori che usavano per la stampa offset negli anni &#8217;90 sembravano spenti o &#8220;sporchi&#8221;.<br />
Così hanno adeguato la palette calibrando la saturazione e la luminosità perché il brand &#8220;bucasse gli schermi&#8221;.<br />
Un restyling cromatico può trasformare una percezione di &#8220;vecchio e polveroso&#8221; in &#8220;vibrante e moderno&#8221; senza cambiare una singola linea.</p>
<h2>La tipografia: il tono di voce visivo</h2>
<p>In molti loghi storici si usavano font molto carichi, con grazie (serif) elaborate o inclinazioni forzate.<br />
Pensate a <strong>Google</strong>: sono passati da un font con ombre e rilievi a un <em>sans-serif</em> (senza grazie) disegnato su misura, geometrico e pulitissimo.</p>
<p>La scelta di un font definisce il carattere di chi lo usa.<br />
Un font troppo rigido può risultare respingente;<br />
uno troppo morbido, poco professionale.<br />
Modernizzare la tipografia significa spesso cercare un equilibrio tra autorità e accessibilità.</p>
<h2>Guardate il Vostro logo adesso&#8230;</h2>
<p>Ora che vi ho raccontato tutto questo, siete ancora convinto che il vostro logo sia intoccabile?</p>
<p>Quello che voglio dire è che un restyling non deve quasi mai essere uno stravolgimento, ma dovrebbe essere più come una lenta <strong>messa a fuoco</strong> nel tempo.</p>
<p>Di solito la procedura che utilizziamo in Idee di Marca quando mettiamo mano a un brand un po’ datato potrebbe essere sintetizzata in punti.</p>
<ul>
<li><strong>Sintesi della forma:</strong> Togliamo quello che potrebbe &#8220;disturbare&#8221; l&#8217;occhio per fare in modo che la simbologia si fissi nella memoria di chi guarda più efficacemente e con velocità.</li>
<li><strong style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">Versatilità tecnica:</strong><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';"> Se non ce l’ha già, gli forniamo la capacità di adattamento di cui ha bisogno (</span><em style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">responsivity</em><span style="font-family: -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, 'Helvetica Neue', Arial, 'Noto Sans', sans-serif, 'Apple Color Emoji', 'Segoe UI Emoji', 'Segoe UI Symbol', 'Noto Color Emoji';">).<br />
</span>In buona sostanza facciamo in modo che il Vostro logo sia perfetto sulla facciata di un capannone, ma anche come minuscola favicon nel tab di un browser web.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Coerenza cromatica</strong>: Uniformiamo i colori perché abbiano la stessa resa visiva sul biglietto da visita come sulla sponsorizzata Social.</li>
</ul>
<h3>Cogliere l’essenza, per distillarla&#8230;</h3>
<p>Far evolvere il brand vuol dire <strong>togliere il rumore di fondo superfluo per alzare il volume dell’identità che porta</strong>.<br />
Non è nostra intenzione cancellare la storia che avete percorso negli anni, al contrario vogliamo metterla in risalto pulendo la lente dell&#8217;obiettivo per permettere ai tuoi clienti di riconoscerti in maniera più efficace.</p>
<p>In <strong>Idee di Marca</strong>, il design è prima di tutto funzione&#8230; E la funzione principale del vostro brand è restare impresso, oggi come trent&#8217;anni fa, adattandosi alla velocità e agli strumenti visivi di oggi.</p>
<h2>La vostra immagine è ancora &#8220;nitida&#8221; o ha bisogno di una “messa a fuoco”?</h2>
<p>Provate a fare questo esercizio (se ne potrebbero fare tanti altri):<br />
rimpicciolite il vostro logo fino a farlo diventare grande come un&#8217;unghia.</p>
<p>Riuscite ancora a riconoscervi o diventa una macchia confusa?<br />
Se la risposta è la seconda, forse è arrivato il momento di <a href="https://www.ideedimarca.it/agenzia-comunicazione-marche/" target="_blank" rel="noopener">parlarne</a>.</p>
<p>Noi siamo qui.</p>
<p>Vi aspettiamo.<br />
A presto, <strong>Michela</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/brand-refresh-importanza-di-rinfrescare-il-brand/">Brand Refresh: una messa a fuoco necessaria</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché in un brand una buona illustrazione fa la differenza?</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/perche-in-un-brand-una-buona-illustrazione-fa-la-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 15:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno degli aspetti più affascinanti dell’illustrazione è la sua capacità di dare spazio alla fantasia e alla creatività. Sperimentando con colori, forme e proporzioni in modi inaspettati, è possibile creare mondi che parlano direttamente all’immaginazione. Questa versatilità la rende uno strumento potente nella comunicazione, capace di trasmettere emozioni e suggestioni uniche! Siamo abituati a pensare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli aspetti più affascinanti dell’<strong>illustrazione</strong> è la sua capacità di dare <strong>spazio alla fantasia e alla creatività</strong>.<br />
Sperimentando con colori, forme e proporzioni in modi inaspettati, è possibile creare mondi che parlano direttamente all’immaginazione.<br />
Questa versatilità la rende uno strumento potente nella comunicazione, capace di trasmettere emozioni e suggestioni uniche!</p>
<p>Siamo abituati a pensare all’illustrazione come a un semplice disegno che accompagna i testi dei libri.<br />
In realtà, è molto di più. La sua vera forza va oltre il significato etimologico di &#8220;<em>illuminare, rendere chiaro</em>&#8220;: risiede nella straordinaria capacità di <strong>creare una connessione emotiva e dare forma alle parole</strong>.</p>
<p>Nell’identità visiva di un brand, l’illustrazione è un elemento estremamente versatile: <strong>può essere applicata a social media, packaging, merchandising, animazioni e interfacce digitali</strong>. </p>
<p>Questo non solo garantisce coerenza visiva su tutti i touchpoint, ma permette anche al brand di distinguersi e rendersi riconoscibile in modo unico. Ogni tratto, colore e stile possono essere scelti per esprimere valori, personalità e tono di voce del brand.</p>
<p>Uno stile illustrativo ben definito deve essere comprensibile per chi lo osserva, ma senza limitare la creatività di chi lo realizza.</p>
<p>Integrare l’illustrazione nella comunicazione visiva non è solo una scelta estetica: è una strategia potente!</p>
<p>Aiuta a differenziarsi, a <strong>instaurare un legame emotivo</strong> con il pubblico e a rafforzare l’identità del brand in modo autentico e memorabile.</p>
<p>Se vuoi dare una svolta visiva al tuo brand, perché non immaginare un’illustrazione su misura?</p>
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		<item>
		<title>Semina 2025 per Molino Agostini: dare significato a un evento</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/semina-2025-per-molino-agostini-dare-significato-a-un-evento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2025 16:09:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 ottobre 2025 il Molino Agostini ha aperto le porte a un momento speciale: Semina, l’evento con cui l’azienda si è raccontata e ha mostrato il suo nuovo volto, condividendo la propria visione con collaboratori, partner e amici. L’azienda ha voluto creare un’occasione per riflettere sul significato profondo del “coltivare valori” e sul legame [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 5 ottobre 2025 il Molino Agostini ha aperto le porte a un momento speciale: <em><strong>Semina</strong></em>, l’evento con cui l’azienda <em>si è raccontata</em> e<em> ha mostrato il suo nuovo volto</em>, condividendo la propria visione con collaboratori, partner e amici.</p>
<p>L’azienda ha voluto creare un’occasione per riflettere sul significato profondo del “<em>coltivare valori</em>” e sul legame autentico tra territorio, persone e sostenibilità, temi che da sempre sono parte integrante del DNA del Molino.</p>
<p><strong>Raccontare le loro idee con immagini e colore&#8230;</strong></p>
<p>Il nome Semina nasce proprio dal Molino Agostini.<br />
Un nome semplice ma <em>potentissimo</em>, che ribalta la prospettiva: mentre molti eventi parlano di “raccolta”, loro hanno voluto tornare al principio, <em>al gesto che dà origine a tutto</em>.</p>
<p>In fondo&#8230; per raccogliere, non bisogna prima seminare?</p>
<p>Da questa intuizione abbiamo costruito tutto il racconto visivo dell’evento, con un’identità che rispecchiasse l’anima del Molino ma aprisse anche a un linguaggio più contemporaneo, vitale, aperto al cambiamento&#8230; concetto alla base della loro storia.</p>
<p><strong>Oltre la grafica: un simbolismo carico di umanità&#8230;</strong></p>
<p>Il logo di Semina nasce da forme <em>morbide</em>, <em>accoglienti</em> e <em>dinamiche</em>.<br />
Al centro, una<em> mano che sparge semi</em>, un gesto carico di simbolismo che racconta con quali occhi il Molino agostini guarda al futuro: con <strong>speranza</strong> e con <strong>passione</strong>.</p>
<p>Attorno, un ritmo di elementi grafici che suggerisce movimento e continuità, perché seminare significa anche <em>nutrire</em>, <em>connettere</em>, <em>far</em> <em>crescere</em>.</p>
<p>Abbiamo scelto <em>colori</em> che parlano con <em>forza</em> e <em>identità</em>, per distinguersi con carattere rispetto all’immagine istituzionale dei molini che storicamente scelgono colori più tenui.<br />
Un contrasto voluto, per dare <em>visibilità</em> a un momento di <em>transizione</em> e <em>rinnovamento</em>: lo stile visivo di “Semina” anticipa, infatti, <em>il linguaggio delle nuove linee di prodotto</em> che abbiamo vestito con un <strong>packaging più fresco e dinamico</strong>, in linea con la nuova identità del brand.</p>
<p><strong>Vivere il progetto&#8230;</strong></p>
<p>L’evento non si è limitato alla comunicazione visiva, ma ha preso forma concreta negli spazi aziendali, vestiti a festa per raccontare i <em>valori profondi</em> che stanno alla base del loro fare quotidiano.</p>
<p>Dalla meravigliosa Sala de Carolis a Montefiore dell’Aso, che è stata la splendida cornice della tavola rotonda di apertura, alla sede del Molino a Massignano (in cui abbiamo creato un percorso visivo e esperienziale coerente con il messaggio di Semina) abbiamo curato ogni dettaglio.</p>
<p>Le <strong>vele decorative</strong>, i <strong>pannelli</strong> <strong>da terra</strong> con i valori del Molino, le <strong>teche espositive</strong> con semi e i mockup delle nuove linee presentate in esposizione, <strong>tutto era pensato per restituire un’immagine armoniosa ma soprattutto viva</strong>.</p>
<p>È stata una giornata di testimonianze per questo abbiamo pensato di realizzare un <strong>pannello “interattivo”</strong> che invitava i partecipanti a lasciare un pensiero su piccoli adesivi a forma di semino: un gesto semplice, ma denso di significato, per rendere tangibile l’idea di crescita collettiva.</p>
<p>Abbiamo prodotto anche tutti i <strong>materiali di supporto</strong>: le <strong>slide della presentazione</strong>, i <strong>badge personalizzati</strong>, le <strong>shopper</strong> con il logo dell’evento, un <strong>catalogo</strong> e una <strong>company profile aziendale</strong> rinnovata.<br />
Infine, per accompagnare il racconto durante la giornata, un <strong>video in loop</strong>, pensato come filo conduttore visivo, che accoglieva i visitatori all’ingresso in sala e scorreva durante le interviste, restituendo l’energia e il dinamismo dell’intero progetto.</p>
<p><strong>Un linguaggio visivo che coltiva relazioni</strong></p>
<p>Nel progetto <em>Semina</em> abbiamo cercato di costruire non solo un’identità visiva, ma un linguaggio capace di parlare di persone, di futuro e di impegno condiviso.<br />
Il <em>colore</em>, il <em>movimento</em>, le <em>forme morbide</em> e la <em>vivacità</em> <em>dei materiali</em> sono stati strumento per raccontare ciò che fino ad oggi non si è visto del Molino Agostini.</p>
<p><strong>Ma cosa è stato per noi di Idee di Marca</strong></p>
<p>Vestire <em>Semina</em> è stato per noi molto più che realizzare un evento.<br />
Noi abbiamo affiancato gli amici del Molino, abbiamo progettato condividendo ore insieme per comprendere a fondo la loro visione e di conseguenza raccontarla in maniera intima e concreta.</p>
<p>È stato per noi partecipare a un momento di <em>evoluzione</em>, dare forma visiva a un <em>cambiamento profondo</em>, <strong>accompagnare un brand che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici</strong>.</p>
<p>Lo abbiamo fatto con <strong>passione vera</strong>, lo abbiamo fatto con <strong>impegno</strong>, lo abbiamo fatto con la <strong>testa</strong> e con il <strong>cuore</strong>.</p>
<p>D’altronde con i ragazzi del Molino Agostini condividiamo la visione di una bellezza che nasce dalla coerenza, dalla passione e dall’impegno quotidiano.</p>
<p><em><strong>Perché solo seminando con cura si possono raccogliere storie autentiche&#8230;</strong></em><br />
da condividere.</p>

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		<title>Il moderno come strumento di promozione del passato</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/mostra-darte-durer-e-de-carolis-a-massignano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2025 08:00:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Progetto visivo per la mostra d&#8217;arte “Dürer e De Carolis” a Massignano Quando si lavora sulla comunicazione di una mostra, l’obiettivo non è semplicemente rappresentare le opere, ma fare in modo che la comunicazione stessa dialoghi con esse. È stata questa la sfida che abbiamo affrontato progettando l’identità visiva per Dürer e De Carolis a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Progetto visivo per la mostra d&#8217;arte “Dürer e De Carolis” a Massignano</strong></p>
<p>Quando si lavora sulla comunicazione di una mostra, l’obiettivo non è semplicemente rappresentare le opere, ma fare in modo che la comunicazione stessa dialoghi con esse.<br />
È stata questa la sfida che abbiamo affrontato progettando l’<strong>identità visiva per Dürer e De Carolis a Massignano</strong>, un’esposizione che mette a confronto due autori distanti quattro secoli ma uniti da una iconografia, intensa e profondamente spirituale.</p>
<p>Il nostro intervento ha riguardato l’intero sistema visivo: <strong>manifesti</strong>, <strong>locandine</strong>, <strong>segnalibri</strong>, <strong>cartoline</strong> e <strong>il catalogo ufficiale della mostra</strong>.<br />
Tutti i materiali sono stati pensati come un corpo unico, coerente e modulare, in cui ogni elemento contribuisce a costruire un linguaggio visivo riconoscibile, chiaro e contemporaneo.</p>
<p><strong>Il contrasto&#8230;</strong></p>
<p>L’intuizione di partenza è scaturita da domande semplici (come spesso accade):</p>
<p><em>Come raccontare visivamente una mostra costituita da opere così ricche di corpo?</em><br />
<em>Come mettere in risalto le informazioni necessarie, accostandole a un catalogo di immagini tanto ricco di segni e significati?</em></p>
<p>La risposta è stata quella di muoverci in controtendenza: non aggiungere&#8230; ma togliere.</p>
<p>Abbiamo così costruito un sistema che gioca sul contrasto netto tra le xilografie antiche e un impianto grafico radicalmente moderno: <strong>due colori pieni (<em>arancio PANTONE 172 C e verde PANTONE 314 C</em>)</strong>, <strong>fasce geometriche</strong>, <strong>font bastoni essenziali</strong>, <strong>titoli leggibili</strong>.<br />
Una scelta progettuale forte,<em> pensata per far emergere la forza del segno antico senza soffocarlo con la retorica del “classico”.</em></p>
<p><strong>L’Armonia&#8230;</strong></p>
<p>Non si tratta semplicemente di togliere il superfluo, abbiamo studiato la gabbia grafica per creare composizioni rigorose, ma mai rigide.<br />
Gli spazi vuoti alternano respiro e densità. L’impaginazione diventa ritmo.<br />
La vera riuscita del progetto si manifesta nel fatto che, anche se lo stacco tra le opere e i nostri layout è visibile, <strong>il risultato è sorprendentemente armonico</strong>: le due anime che vivono in questo progetto, quella storica e quella progettuale, si incontrano senza scontrarsi.</p>
<p><strong>L’identità che ne risulta&#8230;</strong></p>
<p>L’intera identità visiva gioca su una fusione tra passato e presente, una comunicazione moderna che, con rispetto, racconta un passato distante ma attuale.<br />
Il risultato del nostro lavoro è un vero e proprio sistema: <strong>chiaro, leggibile, capace di parlare a pubblici diversi in maniera granitica, coerente.</strong><br />
<em>D’altronde un buon progetto visivo, come un’incisione ben fatta, lascia il segno.</em></p>
<p>La mostra è ancora in corso, vai a visitarla hai tempo fino al 20 Agosto 2025.</p>
<p>La trovi all&#8217;interno della Chiesa di Santa Maria della Misericordia a Massignano (AP)</p>
<p>È aperta:</p>
<p><em>Lun – Ven: 17:30 – 20:30<br />
Sab – Dom: 21:30 – 23:00</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-13969 size-full" src="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/locandine-segnalibri-cartoline-e-il-catalogo-ufficiale-della-mostra-darte-durer-de-carolis-massignano.png" alt="locandine, segnalibri, cartoline e il catalogo ufficiale della mostra d'arte durer de carolis massignano" width="1080" height="1350" srcset="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/locandine-segnalibri-cartoline-e-il-catalogo-ufficiale-della-mostra-darte-durer-de-carolis-massignano.png 1080w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/locandine-segnalibri-cartoline-e-il-catalogo-ufficiale-della-mostra-darte-durer-de-carolis-massignano-240x300.png 240w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/locandine-segnalibri-cartoline-e-il-catalogo-ufficiale-della-mostra-darte-durer-de-carolis-massignano-819x1024.png 819w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/locandine-segnalibri-cartoline-e-il-catalogo-ufficiale-della-mostra-darte-durer-de-carolis-massignano-768x960.png 768w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/mostra-darte-durer-e-de-carolis-a-massignano/">Il moderno come strumento di promozione del passato</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Moodboard: dietro le quinte della creatività</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/creativita/moodboard-dietro-le-quinte-della-creativita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 08:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<category><![CDATA[Creatività]]></category>
		<category><![CDATA[Strategia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hai mai provato a spiegare un’idea e ti sei ritrovato a dire cose come: “Tipo… una cosa… così… ma diversa”? Succede spesso. Anche a noi. Per questo esistono le moodboard. Le moodboard sono collage visivi che danno forma a un concetto: colori, immagini, texture, font&#8230; tutto quello che serve per trasformare un’intuizione vaga in qualcosa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Hai mai provato a spiegare un’idea e ti sei ritrovato a dire cose come: <em>“Tipo… una cosa… così… ma diversa”?</em> Succede spesso. Anche a noi.</p>
<p>Per questo esistono le <strong>moodboard</strong>.</p>
<p>Le moodboard sono collage visivi che danno forma a un concetto: <strong>colori, immagini, texture, font</strong>&#8230; tutto quello che serve per trasformare un’intuizione vaga in qualcosa di concreto, chiaro e condivisibile.</p>
<p><strong>Sono la bussola del design, </strong>il punto di riferimento che aiuta a evitare il temutissimo <em>“effetto Frankenstein”</em>, quando ogni elemento sembra raccontare una storia diversa.</p>
<p>E non servono solo nel mondo della grafica.<br />
Hai mai fatto una moodboard mentale per arredare casa? O per scegliere il look perfetto per un’occasione speciale?<br />
Magari non l’hai chiamata così, ma il principio è lo stesso: raccogliere ispirazioni per dare una direzione coerente a quello che hai in mente.</p>
<p>Nel nostro team ognuno porta la propria visione: c’è chi ama i <em>dettagli minimal</em>, chi preferisce lo <em>stile vintage</em>, chi si perde tra <em>texture e contrasti</em>.<br />
La moodboard nasce per raccogliere queste idee e trasformarle in un punto di partenza chiaro e condiviso.<br />
Non importa da dove si cominci: avere un riferimento visivo aiuta tutti a parlare la stessa lingua e a capire subito se un’idea funziona o va rivista.<br />
<strong>È uno strumento che rende il processo più fluido e fa emergere con chiarezza la personalità del progetto.</strong></p>
<p>E no, non sono solo un passatempo da Pinterest.<br />
Anche le realtà più strutturate – dalle grandi aziende alle giovani attività che stanno crescendo – usano le moodboard per definire l’identità visiva e trasformare le idee in strumenti concreti di comunicazione.</p>
<p>Noi le costruiamo ogni giorno per chi si affida a noi. Perché funzionano davvero. E perché sono il primo passo per dare carattere, coerenza e direzione a qualsiasi progetto visivo.</p>
<p>Se vuoi vedere cosa può nascere da una moodboard ben fatta, dai un’occhiata ai nostri lavori.</p>
<p>E se hai in mente un’idea ma non riesci ancora a darle una forma&#8230; forse è il momento di iniziare da qui.</p>
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		<title>Spadù: un Brand che porta con sé mare e passione</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/spadu-brand-vera-identita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 10:20:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<category><![CDATA[Naming]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiamare Sara e Fabio clienti, suona decisamente strano in agenzia. Sono più verosimilmente amici, oltre ad essere una contagiosa esplosione di carattere e personalità. Lavorare per il loro progetto è stato per questo ancora più bello e stimolante. Per quanto nel nostro lavoro l’entusiasmo sia sempre il motore di quel che facciamo, ci siamo messi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiamare Sara e Fabio clienti, suona decisamente strano in agenzia. Sono più verosimilmente amici, oltre ad essere una contagiosa esplosione di<strong> carattere e personalità</strong>.</p>
<p>Lavorare per il loro progetto è stato per questo ancora più bello e stimolante.<br />
Per quanto nel nostro lavoro l’entusiasmo sia sempre il motore di quel che facciamo, ci siamo messi all’opera con una spinta emotiva quantomeno “diversa dal solito”.</p>
<p><strong>Chiamarlo “per nome”&#8230;</strong></p>
<p>Quando abbiamo creato il <strong>naming</strong> “<strong>Spadù</strong>” (selezionato tra decine di opzioni), abbiamo realizzato quello che si dice in gergo un piccolo “gioiello verbale”.</p>
<p>Oltre a identificare il prodotto primario (<em>il pesce spada</em>), ha tutte le caratteristiche che un naming dovrebbe raccogliere: è brevissimo, ispira simpatia e ha un suono musicale (e per questo si presta a rime, giochi di parole e ha una sorta di assonanza con le forme dialettali del luogo). L’insieme di queste cose <strong>lo rende decisamente inconfondibile</strong>.</p>
<p>Quando lo abbiamo presentato eravamo certi dell’effetto che avremmo avuto… e infatti è stato un colpo di fulmine!</p>
<p><strong>Anche il payoff…</strong></p>
<p>Il payoff, per avere senso di esistere, deve essere il “sottotitolo” (nel senso esplicativo/descrittivo del termine) del brand.<br />
Qui abbiamo scelto di tenere la stessa linea di “compattezza” (per così dire) del naming.</p>
<p><strong>Spadù &#8211; pane e spada</strong></p>
<p>Schietto, immediato, concreto.</p>
<p>Ed eccoci al punto.<br />
Una volta definito il nome e il payoff era giunto il momento di pensare al <strong>logo</strong>.</p>
<p><strong>Il tempio del Pesce spada…<br />
</strong><br />
<em>Spadù</em> sarebbe dovuto diventare un ristorante street food gourmet, con l’animo di un Bistrot e una forte identità di mare, tra tradizione mediterranea e innovazione.<br />
Il brief fatto con i ragazzi? Un logo che raccontasse tutto questo: unico, riconoscibile, in grado di parlare al cuore di una clientela esigente, lavorando sull’eleganza, senza mai ostentare.</p>
<p>Il <strong>brand name</strong> ci ha subito suggerito la strada da percorrere: partire dal lettering, renderlo distintivo, autentico e perfettamente calzante nel mood grafico dell’ambiente che, nel frattempo, stavamo progettando e allestendo.</p>
<p><strong>Più di un Lettering…</strong></p>
<p>Giocando sapientemente con gli spessori e le spaziature, ogni lettera è stata accostata all’altra creando un equilibrio visivo granitico… eppure dinamico.<br />
Abbiamo così definito una “firma visiva” forte, iconica, che sfugge alle gabbie tipografiche.<br />
La composizione del logo “scivola” su un’ideale curva: la <strong>cresta di un’onda</strong>.<br />
Una disposizione non lineare, leggermente ondulata, che racconta l’energia del progetto.</p>
<p><strong>Il Monogramma…</strong></p>
<p>Per una maggiore fruibilità abbiamo realizzato una contrazione del nome, una specie di “monogramma”: una forma compatta ma narrativa, una sigla visiva che funziona sia nei formati piccoli (etichette, social, merchandising) sia nelle declinazioni più ampie (segnaletica, tovagliati, pareti e pensino sul punzone… per marcare a caldo la parte superiore dei panini).<br />
Il gioco dei legamenti e l’interazione armonica tra lettere ha reso unica questa contrazione, <strong>trasformandola in una vera e propria icona di brand.</strong></p>
<p><strong>Colore e movimento…<br />
</strong><br />
Per dare spazio all’identità di mare, di cui abbiamo accennato, abbiamo scelto una palette sui toni del Blu:<br />
tutto si basa su di un <strong>Blu profondo</strong>, saldo e rassicurante, che evoca il Mediterraneo.<br />
In alcune declinazioni lo abbiamo associato a <strong>Toni più chiari</strong> per dare vibrazione e freschezza all’identità.</p>
<p><strong>L’accento sulla “u”&#8230;<br />
</strong><br />
L’accento nel logo è un dettaglio decisamente non secondario: è diventato il <strong>segno distintivo</strong>, il punto di ancoraggio visivo di una comunicazione intera: un elemento grafico ricorrente, usato su pattern, illustrazioni, icone, segnaletica e tanto altro ancora.</p>
<p><strong>Che dire infine…</strong></p>
<p>Andiamo sempre fieri dell’output dei nostri lavori, ma possiamo affermare, senza timore di smentita, che per Spadù abbiamo realizzato molto più di un semplice brand: <strong>abbiamo costruito un vero e proprio “imprint”</strong>, un codice visivo su misura che parla agli avventori del locale con autenticità e coerenza (anche di spirito).<br />
Il lettering armonizzato, il monogramma ben studiato, il colore ispirato al mare e il movimento suggerito dall’onda conferiscono un’identità evocativa in ogni suo dettaglio.</p>
<p>Spadù è un progetto a cui siamo molto affezionati, siamo felici di aver partecipato alla sua realizzazione e contenti di come il progetto si stia facendo largo nel difficile mercato della ristorazione. Sara e Fabio sono senza alcun dubbio il motore e il genio dietro al progetto, ma ci piace dire che Spadù, in qualche modo, <strong>lo sentiamo affettuosamente anche un po’ nostro</strong>.</p>
<p><strong><a href="https://www.ideedimarca.it/portfolio-clienti/spadu/" target="_blank" rel="noopener">Guarda la case history Spadù completa</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-13934 size-full" src="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/sara-fabio-spadu-brand-logo-apertura.jpeg" alt="Sara e Fabio di Spadù: il brand, il logo, il 6x3 della loro apertura" width="1200" height="600" srcset="https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/sara-fabio-spadu-brand-logo-apertura.jpeg 1200w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/sara-fabio-spadu-brand-logo-apertura-300x150.jpeg 300w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/sara-fabio-spadu-brand-logo-apertura-1024x512.jpeg 1024w, https://www.ideedimarca.it/wp-content/uploads/2025/07/sara-fabio-spadu-brand-logo-apertura-768x384.jpeg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
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		<title>Si fa presto a dire &#8220;Less is more&#8221;</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/si-fa-presto-a-dire-less-is-more/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 09:44:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Less is More&#8221; non è solo un noto aforisma/motto nel campo del design, ma una filosofia che può fare davvero la differenza nella comunicazione visiva. Coniata dall’architetto Ludwig Mies van der Rohe, questa espressione (tradotta in italiano “Meno è Meglio”) sottolinea l&#8217;importanza della semplicità per ottenere un maggior impatto visivo. È paradossale ma il concetto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Less is More&#8221;</strong> non è solo un noto aforisma/motto nel campo del design, ma una filosofia che può fare davvero la differenza nella comunicazione visiva.</p>
<p>Coniata dall’architetto Ludwig Mies van der Rohe, questa espressione (tradotta in italiano “Meno è Meglio”) sottolinea l&#8217;importanza della semplicità per ottenere un maggior impatto visivo.</p>
<p><strong>È paradossale ma il concetto è in realtà molto semplice:</strong></p>
<p>Ridurre all’essenziale significa eliminare il superfluo e concentrarsi su ciò che conta davvero. In un mondo saturo di immagini e messaggi, il minimalismo permette di comunicare in modo chiaro, diretto ed elegante.</p>
<p>Nel design grafico, questo principio si traduce in:</p>
<ul>
<li><strong>Spazio di respiro</strong> per migliorare la leggibilità.</li>
<li><strong>Tipografia essenziale</strong>, con font puliti e chiari.</li>
<li><strong>Palette di colori limitata</strong>, evitando sovraccarichi visivi.</li>
<li><strong>Gerarchia visiva chiara</strong>, per mettere in evidenza gli elementi chiave.</li>
</ul>
<p><strong><br />
Ma semplificare non significa semplicemente “togliere”.</strong></p>
<p>Applicare il concetto di &#8220;Less is More&#8221; è un lavoro complesso, che richiede <strong>attenzione, sensibilità progettuale e un vero processo creativo di sottrazione</strong>.<br />
La complessità risiede nel saper distinguere ciò che è essenziale da ciò che è “di troppo”, ed eliminare senza compromettere la funzione o la bellezza del design. La semplicità, quella autentica, è il risultato di scelte consapevoli e precise, un equilibrio delicato tra forma e contenuto.</p>
<p><strong>Ma perché la semplicità fa la differenza per un brand?</strong></p>
<p>Un design essenziale rende il messaggio più chiaro, dona eleganza e raffinatezza e assicura maggiore versatilità, adattandosi facilmente a diversi supporti. Inoltre, migliora l’esperienza dell’utente: un’interfaccia “pulita” facilita la navigazione e l’usabilità.</p>
<p>Tuttavia, il minimalismo non è una regola universale, ma una scelta stilistica. Non tutti i brand devono necessariamente adottarlo. Dipende dalla personalità, dal target e dai valori che si vogliono trasmettere. Un brand giovane ed energico potrebbe aver bisogno di colori vivaci e grafiche più audaci, mentre un marchio che punta all’eleganza e alla chiarezza potrebbe trarre grande vantaggio dalla semplicità visiva.</p>
<p>&#8220;Less is More&#8221; non significa sottrarre indiscriminatamente, ma valorizzare ciò che conta davvero. In un mondo complesso, il minimalismo è una strategia potente per comunicare con eleganza e impatto.</p>
<p><strong>Il vero design non aggiunge, ma sa quando fermarsi.</strong></p>
<p>Vuoi scoprire qual è il carattere comunicativo più adatto alla tua azienda? Sarà minimal o più audace?<br />
<a href="https://www.ideedimarca.it/agenzia-comunicazione-marche/">Contattaci</a>! Lo scopriremo insieme.</p>
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		<item>
		<title>Rebranding Jaguar: quando la strategia non tiene conto del pubblico di riferimento</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/rebranding-jaguar/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 12:35:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso in un’agenzia di comunicazione si lavora per cercare qualcosa che catturi l’entusiasmo generale e contrasti il dilagante (ma purtroppo giustificato) deficit di attenzione dei consumatori. Questo porta in certi casi a cavalcare trend contenutistici che possono risultare “scollati” dall’identità aziendale che, tra l’altro, è sedimentato nell’immaginario collettivo del pubblico di riferimento… soprattutto se parliamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso in un’agenzia di comunicazione si lavora per cercare qualcosa che catturi l’entusiasmo generale e contrasti il dilagante (ma purtroppo giustificato) deficit di attenzione dei consumatori.</p>
<p>Questo porta in certi casi a cavalcare trend contenutistici che possono risultare “scollati” dall’identità aziendale che, tra l’altro, è sedimentato nell’immaginario collettivo del pubblico di riferimento… soprattutto se parliamo di <em>Brand Storici</em>.<br />
Nessun marchio è al sicuro da questo rischio, perfino i grandi, che capiscono l’importanza della promozione aziendale “inciampano”, per così dire, in qualche trappola comunicativa, convinti da qualcuno che il contenuto alla moda a tutti i costi avvicini il pubblico.</p>
<p><em><strong>Chiaramente non è così.</strong></em></p>
<p>Per quanto sia ormai acclarato che ci si trovi di fronte a video sempre più brevi (dove addirittura i primi tre secondi diventano fondamentali per la riuscita del contenuto) e a contenuti sempre più frivoli, non delineare i contorni del profilo aziendale in ogni manifestazione della comunicazione di brand <strong>è un errore che porta necessariamente a danno d’immagine ma soprattutto a consistenti perdite nelle vendite</strong> (tanto per sottolineare che l’immagine applicata è uno strumento di vendita vero e proprio).</p>
<p>Nel tempo ci sono caduti Coca-Cola, Peugeot, Barilla&#8230; e tanti altri.</p>
<p>Ma oggi vogliamo parlare di un caso recente che è finito sotto i riflettori dell’opinione pubblica: il <strong>rebrand della casa automobilistica “Jaguar”</strong> presentato il 19 Novembre 2024.</p>
<p>Sono certo che, se dico “Jaguar” la mente di chi legge rievochi immediatamente l’immagine dello storico logo nelle due versioni più note (forse anche prima di far pensare ad un modello specifico dell’auto)&#8230; e questo non può essere ignorato da un&#8217;agenzia di comunicazione.</p>
<p>Ma andiamo per gradi&#8230;</p>
<p>Il vecchio marchio Jaguar rappresentava proprio un giaguaro, spesso nella sua forma più iconica: il &#8220;<em>leaper</em>&#8220;, ovvero <em>il giaguaro stilizzato in salto, proteso in avanti, muscoloso e dinamico</em>.<br />
<strong>È stato uno dei loghi più riconoscibili e carichi di significato dell’industria automobilistica&#8230; di sempre.</strong></p>
<p>In alternativa c’era il “<em>Growler</em>”, stilizzazione della testa del giaguaro, più comune come logo piatto, spesso circolare.</p>
<p>A prescindere dalla sedimentazione del marchio nella mente dei consumatori affezionati, entrambe le versioni <strong>comunicavano chiaramente l’identità del marchio: lusso dinamico, sportività britannica, animale predatore</strong> come metafora dell’auto stessa.</p>
<p>Quindi sì: quel giaguaro non era solo un animale.<br />
<em>Era un messaggero identitario che oggi molti consumatori e true fan percepiscono come perduto&#8230;</em><br />
l’azienda ha anche rilasciato un video promozionale del brand che rispecchia esattamente quello che dicevamo nelle prime righe di questo articolo.</p>
<p>Evidentemente viene cavalcato il trend del momento, ma si perde l’identità di un brand che racconta una storia lunga oltre 100 anni.</p>
<p><em>Qui sotto il video:</em></p>
<p><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=rLtFIrqhfng" target="_blank" rel="noopener">Clicca QUI </a></em></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/rLtFIrqhfng?si=gZbO1pV0-3wrqsBB" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>È chiaro che non stiamo parlando dello stesso brand e di certo non allo stesso pubblico&#8230; o quantomeno, anche volendo raggiungere un nuovo tipo di consumatore, probabilmente una strategia attuativa più graduale avrebbe potuto accarezzare un pubblico più ampio senza “schiaffeggiare” gli affezionati.</p>
<p>Se state pensando la nostra critica si limiti a pura “filosofia” di brand&#8230; <strong>parliamo di dati di vendita</strong>.</p>
<p>In UK, le immatricolazioni di vetture nuove Jaguar <strong>sono crollate del 53 % a novembre 2024</strong>, sicuramente questo è avvenuto in parte perché Jaguar ha interrotto la commercializzazione fino al 2026 per concentrarsi su modelli elettrici ad alto prezzo, ma è evidente che non possiamo relegare la questione a una reinterpretazione dell’assortimento.</p>
<p>Molte altre case automobilistiche si sono mosse allo stesso modo senza soffrire perdite così importanti.</p>
<p><em><strong>Cosa è successo in sintesi?</strong></em></p>
<p>Passare da un logo storico a quello minimal “JaGUar” ha spezzato il legame emotivo con i clienti storici; secondo esperti di marketing, quando si interrompe l’abitudine di acquisto (specie in un <em>brand heritage</em>) bisogna <strong>offrire qualcosa di irresistibile ai nuovi</strong>, altrimenti si rischia di <strong>perdere entrambi</strong>.</p>
<p>Chiaramente questo rebranding ha generato un dibattito globale:<br />
Per quanto qualcuno abbia applaudito il coraggio della casa madre… ci sono state tantissime critiche di “woke” e accuse di aver “abbandonato il DNA Jaguar”<br />
In termini di attenzione mediatica, la strategia funziona&#8230; ma è proprio questo il problema: <em>un’azienda non può permettersi più far parlare di sé con la logica &#8220;purché se ne parli” </em></p>
<p>perché <strong>rischia di perdere aderenza col suo pubblico acquisito, spesso con risultati catastrofici in termini di vendita.</strong></p>
<p>Secondo un sondaggio <strong>Focaldata</strong> su 1.096 persone, l’83 % preferisce il vecchio logo (definito “dinamico e distintivo”) contro il nuovo, percepito come “opaco, debole, privo di anima”.<br />
Solo il 6 % assocerebbe l’attuale campagna a un auto Jaguar.</p>
<p>E ancora&#8230;<br />
Un test su 300 consumatori ha rivelato che l’87 % preferiva il vecchio logo per riconoscibilità e coerenza emotiva.</p>
<p>Molti docenti di Marketing si sono espressi su questo rebranding definendolo in sostanza un tradimento del pubblico di riferimento.</p>
<p><strong>Forbes</strong> osserva che Jaguar “ha buttato via il bambino con l’acqua sporca”, ossia ha privato il brand della sua essenza senza un piano strategico solido.</p>
<p>È proprio questo il punto&#8230; <strong>la strategia nella comunicazione è un elemento centrale tanto quanto la parte visiva.</strong></p>
<p>Sottolineiamo ancora infatti che il nostro non è un giudizio estetico&#8230; non è una banale questione di “bello” o “brutto”:</p>
<p><strong>il fulcro è la capacità di un&#8217;agenzia di maneggiare con delicatezza il contesto comunicativo e porre dei capisaldi alla base di ogni operatività visiva.</strong></p>
<p>Non c’è bisogno che io dica che l’agenzia di comunicazione è stata immediatamente sostituita dalla casa automobilistica britannica.</p>
<p>Nella nostra agenzia conosciamo l’importanza della strategia, è una voce concreta di preventivo, senza l’accettazione della quale non diamo spazio a nessuno slancio creativo.</p>
<p>Potremmo dilungarci ancora&#8230; ma preferiamo ricordare la Jaguar per quello che era e condividere con Voi una advertising del Brand di qualche anno fa, in cui si vendeva la Jaguar come l’auto dei “Cattivi”&#8230; Guardandola ci piace ricordare quei tempi con un po’ di nostalgia, <strong>quando ancora il Giaguaro ruggiva forte</strong>:</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=e7gR7EYjcP8" target="_blank" rel="noopener"><em>Clicca QUI</em></a></p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/e7gR7EYjcP8?si=kcEhHEn9S8SuV4ef" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/rebranding-jaguar/">Rebranding Jaguar: quando la strategia non tiene conto del pubblico di riferimento</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La nuova identità visiva di Bacalini</title>
		<link>https://www.ideedimarca.it/branding/la-nuova-identita-visiva-di-bacalini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Tassoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 13:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Branding]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ideedimarca.it/?p=12909</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per lo storico brand Bacalini, sinonimo di eccellenza nei prodotti cotti e ambasciatore delle tradizioni gastronomiche marchigiane, abbiamo curato con orgoglio un progetto di restyling completo del logo e della sua immagine coordinata. Un lavoro di precisione, ricerca e sintesi, nato dal desiderio dell’azienda di evolvere senza snaturarsi, di parlare un linguaggio contemporaneo restando ancorata [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/la-nuova-identita-visiva-di-bacalini/">La nuova identità visiva di Bacalini</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per lo storico brand <strong>Bacalini</strong>, sinonimo di eccellenza nei prodotti cotti e ambasciatore delle tradizioni gastronomiche marchigiane, abbiamo curato con orgoglio un progetto di <strong>restyling completo del logo</strong> e della sua <strong>immagine coordinata</strong>.</p>
<p>Un lavoro di precisione, ricerca e sintesi, nato dal desiderio dell’azienda di evolvere senza snaturarsi, di parlare un linguaggio contemporaneo restando ancorata ai propri valori.</p>
<p><strong>Da &#8220;I cotti delle Marche&#8221; a &#8220;Cotti delle Marche&#8221;: l&#8217;essenza in due parole</strong></p>
<p>Uno degli elementi più significativi di questo intervento è stato l’aggiornamento del <strong>payoff</strong>.<br />
Il vecchio slogan “I cotti delle Marche” è stato semplificato in <strong>“Cotti delle Marche”</strong>.<br />
Una scelta studiata per rendere la comunicazione più diretta ed evocativa: da un lato sottolinea con forza la tipologia di prodotto, dall’altro mantiene vivo il legame con il territorio e l&#8217;amore per la cultura culinaria marchigiana, che resta il cuore dell’identità Bacalini.</p>
<p><strong>Un logo che evolve: forma, armonia e storia</strong></p>
<p>Il nuovo logo conserva la <strong>forma scudata</strong> del marchio storico, ma ne alleggerisce la struttura e ne modernizza le proporzioni. Il rosso, colore storico dell’identità Bacalini, viene mantenuto e valorizzato, mentre la <strong>grafica del nastro giallo</strong> viene semplificata per diventare un elemento grafico più dinamico e leggibile.</p>
<p>A livello tipografico, il logo è stato completamente ridisegnato: il font è stato scelto per la sua pulizia, ma anche per il suo calore e la sua personalità, con un lettering più morbido, accessibile e contemporaneo. L’inserimento della dicitura <strong>“dal 1985”</strong> aggiunge profondità storica e rafforza il senso di fiducia e continuità nel tempo.</p>
<p><strong>Il design che parte da una costruzione consapevole</strong></p>
<p>Il logo è stato progettato secondo un <strong>sistema modulare armonico</strong>, partendo da forme geometriche di base e studiando la disposizione degli elementi per garantire equilibrio, riconoscibilità e coerenza visiva su ogni supporto.<br />
Dalla costruzione del logotipo, all’inclinazione del nastro, fino alla spaziatura tra payoff e naming: ogni dettaglio è stato definito con precisione.</p>
<p>L’immagine allegata mostra il processo di costruzione geometrica alla base del nuovo simbolo, frutto di un lavoro tecnico e creativo che punta alla <strong>massima funzionalità senza rinunciare all’eleganza</strong>.</p>
<p><strong>Un’identità più fresca, ma sempre autentica</strong></p>
<p>Il risultato è un logo <strong>più fresco, versatile e memorabile</strong>, pensato per dialogare efficacemente sia nel contesto tradizionale che su nuovi canali digitali. Una nuova identità visiva che, pur segnando un punto di svolta, <strong>non tradisce la storia</strong>, ma la rende ancora più leggibile, attuale e riconoscibile.</p>
<p>Siamo felici di aver accompagnato Bacalini in questo percorso di rinnovamento e ringraziamo l’azienda per la fiducia e la collaborazione.<br />
Perché ogni grande restyling è, prima di tutto, <strong>un atto d’amore verso un marchio e la sua storia</strong>.</p>
<p><b><a href="https://www.ideedimarca.it/portfolio-clienti/bacalini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Guarda la case history Bacalini completa</a></b></p>

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<p>L'articolo <a href="https://www.ideedimarca.it/branding/la-nuova-identita-visiva-di-bacalini/">La nuova identità visiva di Bacalini</a> proviene da <a href="https://www.ideedimarca.it">Idee di Marca</a>.</p>
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