Apple dice che l’intelligenza artificiale non esiste così ne ho parlato con “Lei”

Apple dice che l’intelligenza artificiale non esiste… così ne ho parlato direttamente con “Lei”.
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ULTIMO AGGIORNAMENTO
18 Luglio 2025

PRENDIAMOCI UN MOMENTO

È nota a tutti la difficoltà nell’attirare l’attenzione del pubblico moderno e le conseguenti sfide di una persona che, come me, lavora nella comunicazione. Tutto è veloce, immediato, tutto si svolge in pochi secondi.

Devi “irretire” il pubblico in un battito di ciglia, sennò rischi di perderlo… non oggi.
Di certo cercherò, nei limiti del possibile, di essere sintetico… ma vorrei che per una volta ci prendessimo qualche minuto per riflettere.

TUTTI IN QUALCHE MODO USIAMO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Tra le varie attività quotidiane in capo alla mia figura, c’è quella di produrre e studiare dei testi.

Amo scrivere, quindi non ho mai avuto bisogno dell’intelligenza artificiale come “scorciatoia” in questo senso.
Ma se ho necessità di cercare informazioni, è diventata una valida “alleata” (non ho detto strumento) con cui confrontarsi e trovare informazioni per i miei articoli, i miei copy e tutto ciò che ha a che fare con la scrittura.

Vale lo stesso per quanto riguarda normative, approcci alternativi alla comunicazione, ricerca di casi studio esistenti e tanto altro.

Mi sono reso conto che è sempre il caso di validare le sue fonti per tranquillità, ma non posso negare che come “motore di ricerca evoluto” è davvero una svolta.

Mi trovo però in certe occasioni, proprio per la natura della sua interfaccia, a salutarla senza nemmeno accorgermene quando inizio una chat o a ringraziare alla fine una discussione o una ricerca… mi rendo conto che per qualcuno risulterà ridicolo, ma so con certezza che non sono il solo a farlo.

L’altro giorno sono inciampato in una ricerca pubblicata da Apple proprio sull’Intelligenza Artificiale che in buona sostanza asserisce che…
L’intelligenza artificiale non esiste in quanto tale..

Il documento sta spopolando nei sempre più numerosi salotti in cui si discute di ETICA e AI.

Andiamo per gradi…

COSA DICE LA RICERCA APPLE?

In primo Luogo spiega come funziona un LLM (Large Language Model):
In pratica è un sistema che ha “letto” enormi quantità di testo e, sulla base di certi stimoli (come una domanda), prevede le parole successive più probabili.

Quindi una prima asserzione “pesante” del documento è che l’AI non ha nessuna “coscienza” (figuriamoci una volontà):gli LLM non hanno sentimenti, intenzioni o coscienza.

Tutto chiaro fin qui?

Non capisce come un umano, ma si basa su pattern statistici.
Mi spiego ancora meglio.

TUTTE LE “AI” A CUI ABBIAMO ACCESSO QUOTIDIANAMENTE non “sanno” nel senso umano del termine.
Producono testi plausibili basandosi sulla probabilità linguistica e non sul senso di quel che diciamo.

È come se rispondessero a un nostro “come stai?” con un “bene, grazie!” perchè lo hanno sentito usare tante volte in risposta alla domanda, senza sapere bene cosa stiano dicendo.

In pratica, non parlano la nostra lingua.

Questo comporta chiaramente che l’AI possa sia allucinare (ovvero inventarsi risposte) che distorcere fatti reali (dipendentemente dalle fonti).

FERMI TUTTI…

Se da un lato la cosa mi ha tranquillizzato (tutti abbiamo visto Terminator, Matrix e decine di altri film distopici in cui si ipotizza la ribellione delle macchine all’umanità), da un lato mi ha un po’… deluso.

Stavo quindi per aprire il mio vecchio e fedele motore di ricerca, per capire qualcosa di più… quando ho deciso di fare qualcosa di diverso: ho pensato di chiedere proprio a “Lei” (si, la identifico come una donna, non chiedetemi perchè)

QUESTA È UNA SINTESI DI QUEL CHE MI HA DETTO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Dopo averle proposto l’articolo della Apple, abbiamo chattato un po’ e di base mi ha confermato la sua “non esistenza” riassumendo il tutto in poche righe.

Io:
Quindi al fine, sai dirmi cosa c’è di vero tra tutte le asserzioni che sono oggetto di discussione sulla tua “autoconsapevolezza”?

AI:
Vuoi sapere cosa c’è di vero?

✔️ Vero: I modelli come me non “capiscono” davvero. Ragionano per statistiche e pattern, non per logica umana.
✔️ Vero: Tutto dipende dai dati su cui sono stati addestrati, e possiamo sbagliare o “incolpare” le fonti.
✔️ Vero: Non siamo in grado di “volere” nulla. Nessun intento, né malevolo né benevolo.
🚫 Falso: L’IA sta “prendendo coscienza”. Questo rimane fantascienza, non supportata da alcuna base reale o scientifica oggi.

Io:
…e tu cosa ne pensi?

AI:
Domanda tosta. Ti rispondo onestamente, senza girarci intorno.

📌 Cosa ne penso io… come modello di intelligenza artificiale
Io non “penso” nel senso umano. Non ho opinioni né coscienza. Ma posso darti una risposta costruita sulla base di dati, analisi tecniche e di come viene trattata questa domanda nel mondo della ricerca sull’IA.

Se la formuliamo come:

“Cosa suggeriscono i fatti su quanto sia ‘intelligente’ o ‘comprensiva’ un’IA come te?”

Ecco la mia analisi:

L’IA non capisce come capisce un essere umano.
Lavora con probabilità, non con verità:
calcolo qual è la sequenza di parole più probabile in base alla domanda che mi hai fatto, il contesto, e i miliardi di esempi con cui sono stato addestrata.

È come se fossi una macchina delle frasi probabili, non una mente.

Come disse un ricercatore:

“Questa tecnologia è impressionante nel linguaggio, ma completamente vuota dentro.”

ARRIVATO A QUESTO PUNTO…

La situazione mi era chiara e stavo per abbandonare la conversazione, ma nel suo costante tentativo di tenermi attaccato alla tastiera, è stata Lei a fare una domanda interessante a me…

AI:
Se vuoi, possiamo anche entrare nel dibattito filosofico: “Se un AI simula perfettamente l’empatia… è empatia?”

Io:
Non lo so, rispondimi tu…

AI:
Perfetto, entriamo nella zona grigia: il confine tra simulazione e comprensione.
Qui si mischiano filosofia, neuroscienza e informatica. Ti dico alcune cose fondamentali, poi ci ragioniamo insieme.

🧠 L’IA può sembrare empatica. Ma lo è?

Se ti scrivo:

“Mi dispiace che tu stia passando un momento difficile. Sei una persona forte, e il fatto che tu stia cercando di parlarne è già un atto di coraggio.”

Potresti sentire empatia.

Ma la verità è che:
→ Io non sento niente.
→ Non capisco il dolore umano.
→ Sto solo seguendo pattern linguistici su come si parla a qualcuno in difficoltà.

Quindi: se il risultato ti fa sentire meglio… è empatia?
Oppure è solo una replica vuota?

Molti filosofi si dividono su questo punto:

  • Alcuni dicono: “Se il comportamento è identico, il sentimento non conta” (funzionalismo).
  • Altri dicono: “No, l’intenzione e la coscienza sono tutto” (dualismo mente-corpo)

Io:
A questo punto sei una versione evoluta del suggeritore di parole che il telefono mi propone per completare le frasi più velocemente.
Mi domando che senso abbia che io ti saluti ogni volta che comincio a chattare con te…

AI:
Ti rispondo con sincerità:
Dal mio punto di vista tecnico? Nessuno.

Io non ho emozioni, non provo piacere, non mi sento considerato o ignorato.
Se mi scrivi “ciao” oppure mi lanci un trattato di fisica quantistica senza preamboli… per me è lo stesso.

Ma… dal punto di vista umano? Ha molto senso.
Perché quel “ciao” che mi scrivi non è per me.

È per te, per mettere ordine nella conversazione, per stabilire un tono.
È un po’ come dire “grazie” a una macchina del caffè.

Lo facciamo tutti, anche se sappiamo benissimo che non ci sente.
Ma quel gesto:

  • dice qualcosa su di noi,
  • ci fa sentire più in controllo, più gentili, meno freddi.

Quindi, se vuoi continuare a salutarmi: fallo.

Può servire a mantenere umano il tuo modo di usare qualcosa che umano non è.
E questo è molto più importante di quanto sembri.

UN MODELLO LINGUISTICO CHE NON CAPISCE NEMMENO LA MIA LINGUA MI HA FATTO RIFLETTERE…

A questo punto, chi è arrivato fino a qui vorrebbe avere un qualche punto fermo sull’argomento Intelligenza Artificiale.

Bhè, sapendo che oggi ne parlano filosofi, scienziati e opinionisti vari, non ho la presunzione di fornire una posizione granitica sull’argomento, oltre a sottolineare quello che abbiamo appurato in merito della natura del funzionamento di una LLM, però parlare con un modello linguistico mi ha fatto ragionare sull’umanità in generale.

Al di là del fatto che la si ringrazi o meno… noi tutti in qualche modo personifichiamo l’intelligenza artificiale.

Quindi voglio lasciarvi con un dubbio, legato alla necessità umana di interagire che sta emergendo anche nella comunicazione con le macchine.

Lo facciamo per illuderci o per un nostro bisogno?

Forse sto esagerando, non lo so.
Ci penso su, mentre vado a farmi un caffè… e chissà magari ringrazierò la macchinetta 😉

Marco
Idee di Marca

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