Ormai siamo così abituati a questo moderno zapping che il pollice ferma raramente lo scorrere dello schermo del nostro smartphone per godere di un contenuto.

A volte per crearne uno ci sono volute ore, magari intere giornate di lavoro di un content creator o di un team, ma tutto si gioca nei primi secondi, anzi nei primi attimi.
Se l’occhio ferma il rapido movimento del pollice, possiamo dire, in quanto produttori di materiale digitale che questa “attualissima” battaglia è vinta; altrimenti si diventa solo una parte del tutto: un granello nel mare magnum di contenuti che vengono prodotti ogni secondo in ogni parte del mondo… che appaiono e scorrono via.

Potremmo riassumere il succo della questione in “essere visualizzati o non essere visualizzati, questo è il problema”.

Sappiamo per esperienza che la proposta in formato video è quella che va per la maggiore… e il trend è andato crescendo.
In questo senso infatti ogni piattaforma sta cercando di rendere il più ampia possibile la propria proposta di contenuti, fornendo ai content creator gli strumenti per alimentare l’offerta in modo creativo.
Basti pensare che dal 2017 il tempo trascorso a guardare i video su Instagram aumenta dell’80% ogni anno, non c’è pertanto da meravigliarsi dell’arrivo di Instagram TV (IGTV), e dei Reels (minivideo che esprimono semplici concetti in pochi fotogrammi) che insieme alle Stories offrono un’esperienza coinvolgente e completa.

Come anticipato, c’è un “però”…

Questa inflazione della proposta di materiale di intrattenimento, soprattutto quello di breve durata, ancor più quando finalizzato all’acquisto, sta incidendo sul valore percepito di quest’ultimo a causa di una carenza di concentrazione da parte di chi guarda, sempre più pronunciata.
Tra l’altro questa caduta della curva di attenzione si rispecchia anche nel mondo dell’entertainment classico, infatti il film sta perdendo terreno rispetto a contenuti più brevi e seriali.
Spesso infatti l’utente si illude di passare meno tempo davanti allo schermo della TV o a quello dello smartphone prediligendo contenuti brevi, quando in realtà ne consuma molti di più e ne viene rapito alla ricerca continua di qualcosa che… non necessariamente arriverà.

Ma vediamo il quadro in termini economici: la scarsità è alla base della formazione del valore dei beni (i prezzi).
Se la “vittoria” (conversione) è divenuta quindi quella di accaparrarsi l’attenzione intesa come una risorsa scarsa o limitata possiamo parlare senza timore di Attention Economy.
Ad onor del vero il termine risale a ben prima dell’avvento dei social media: il premio Nobel Herbert A. Simon, psicologo ed economista, fu il primo nel 1971 ad evidenziare che la ricchezza di informazioni disponibile consuma l’attenzione dei destinatari creando, quindi, povertà di attenzione.

Ma come combattere questa battaglia senza esclusione di colpi?

Ecco 3 imperativi da tenere presenti quando si interviene sulla propria strategia di marketing digitale:

  • Presenza omnicanale ed omnipiattaforma
    Ovvero permettere agli utenti di interagire con la piattaforma da qualsiasi dispositivo se possibile con un sistema D2C (ovvero direct-to-consumer) come fanno Disney, Netflix, Fortnite ecc, senza escludere la presenza massiccia sui principali social media
  • Customizzazione
    Personalizzare l’esperienza utente tenendo presenti le sue preferenze attraverso algoritmi e tenendo traccia dello storico attraverso gli acquisti in app
  • Stimolare la creatività degli utenti
    Promuovendo la creazione di contenuti originali mettendo a disposizione strumenti per la elaborazione del visual e non solo

Tutto questo è fondamentale ma non assicura di accaparrarci l’attenzione di chi scorre i contenuti.

Più di ogni altra cosa bisogna pensare di mettersi al servizio dell’utente creando contenuti di valore che suscitino empatia ed appartenenza in modo da rendere riconoscibile in quei primi attimi in cui scorriamo i contenuti, l’autorevolezza di chi parla e il valore di ciò che si sta per dire… ancora prima di averlo detto.

Anche in questo campo, come nella vita di tutti i giorni la concretezza rimane una discriminante importantissima.

Il discorso potrebbe continuare all’infinito, ma quanto finora detto vuole essere solo uno spunto di riflessione sul mercato e, perché no, sul quotidiano di ognuno di noi…
e poi, arrivati a questo punto, non vorremmo aver già perso la vostra attenzione.

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